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Regime forfettario o ordinario? Guida pratica alla scelta del regime fiscale.

Quando si avvia un’attività autonoma o si apre una partita IVA, una delle decisioni più importanti riguarda la scelta del regime fiscale da adottare. Optare per il regime forfettario o per il regime ordinario può avere un impatto significativo sulla gestione contabile, sull’ammontare delle imposte da pagare e sulle opportunità di crescita del proprio business. Ogni regime presenta vantaggi e svantaggi che vanno valutati in base a diversi fattori: volume dei ricavi, costi sostenuti, tipologia dell’attività, prospettive di sviluppo. In questa guida pratica, si descriveranno sinteticamente i vari aspetti analizzando le differenze tra il regime forfettario o ordinario al fine di compiere una scelta consapevole e adatta alle esigenze fiscali e professionali.

I limiti di accesso e permanenza nei due regimi fiscali.

Una delle differenze fondamentali tra regime forfettario e ordinario riguarda il limite dei ricavi o compensi annui.

Nel regime IVA forfettario, possono accedere solo i contribuenti che, nell’anno precedente, non hanno superato gli 85.000 euro di ricavi o compensi. È prevista una soglia di tolleranza fino a 100.000 euro, ma con una regola molto rigida: se si superano i 100.000 euro anche di un solo centesimo, si decade immediatamente dal regime agevolato e si passa automaticamente all’ordinario già dall’anno in corso, con conseguenze importanti in termini di IVA, adempimenti e tassazione.

Per chi prevede di avere ricavi contenuti, il regime fiscale forfettario può essere conveniente grazie alla semplicità e all’aliquota ridotta. Ma per chi punta a espandere l’attività o ha già un fatturato più elevato, il regime ordinario diventa una scelta obbligata o comunque più stabile nel tempo, poiché non prevede limiti di fatturato.

Inoltre, il forfettario esclude automaticamente alcune categorie di contribuenti, a prescindere dal volume di affari:

  • chi partecipa a società di persone, associazioni o srl trasparenti;
  • chi intrattiene rapporti economici con ex datori di lavoro (o loro diretti familiari) cessati nei due anni precedenti;
  • chi sostiene spese per dipendenti o collaboratori superiori a 20.000 euro annui;
  • chi ha redditi da lavoro dipendente o pensione superiori a 35.000 euro, se questi superano i ricavi dell’attività autonoma.

Il regime fiscale ordinario invece è accessibile a tutti, anche ai soggetti titolari di attività complesse.

Tassazione e contributi: differenze sostanziali.

Un’altra differenza chiave da considerare nella scelta tra regime forfettario o ordinario riguarda il sistema di tassazione e la gestione dei contributi previdenziali.

Nel regime fiscale forfettario si applica un’unica imposta sostitutiva del 15%, che scende al 5% per i primi cinque anni di attività, se si rispettano determinati requisiti.
Questo ha un rovescio della medaglia: non è possibile dedurre i costi reali sostenuti né accedere a detrazioni IRPEF (per spese sanitarie, familiari a carico, mutui ecc.). Inoltre, i contributi INPS, calcolati sul reddito forfettario, non sono deducibili, incidendo così sul carico fiscale complessivo.

Nel regime fiscale ordinario, invece, al reddito imponibile si applica l’IRPEF a scaglioni progressivi, che va dal 23% al 43%, ma si possono sfruttare detrazioni e deduzioni fiscali legate alla sfera personale e familiare. Importante anche la gestione dei contributi: quelli INPS sono deducibili, riducendo così la base imponibile su cui calcolare le imposte.

Strategicamente, quindi, il regime forfettario conviene a chi ha pochi costi, è fiscalmente “solo” (senza carichi familiari) e desidera un sistema semplice. Al contrario, il regime ordinario può diventare più vantaggioso quando si sostengono molte spese deducibili, si hanno familiari a carico o detrazioni rilevanti.

Come cambiano gli obblighi contabili.

La scelta tra regime forfettario o ordinario non deve tralasciare il livello di burocrazia e gestione contabile richiesto.

Nel regime fiscale forfettario, uno dei principali vantaggi è la semplificazione amministrativa. Chi adotta questo regime:

  • non applica l’IVA né in fattura né nei confronti del fisco (quindi niente liquidazioni periodiche, registri IVA, dichiarazioni trimestrali o annuali),
  • non è tenuto alla tenuta di registri contabili complessi, né alla redazione di bilanci,
  • ha obblighi fiscali ridotti, limitati alla dichiarazione dei redditi annuale e al versamento dell’imposta sostitutiva e dei contributi.

Nel regime fiscale ordinario, al contrario, la gestione fiscale è molto più articolata. È necessario:

  • applicare e versare l’IVA, con tutti gli obblighi collegati (fatturazione, registri IVA, liquidazioni, dichiarazioni),
  • tenere una contabilità ordinata, con registri obbligatori, prima nota, libro giornale e libro inventari per chi è in contabilità ordinaria,
  • redigere periodicamente bilanci o situazioni contabili, spesso necessarie anche per rapporti con banche o enti.

Questi adempimenti richiedono l’assistenza costante di un commercialista, con costi di gestione più alti e maggiore attenzione alle scadenze fiscali. Tuttavia, questa struttura contabile più dettagliata consente maggiore controllo sull’andamento dell’attività e può offrire vantaggi in termini di pianificazione fiscale e accesso al credito.

In sintesi, il regime IVA forfettario è ideale per freelance, professionisti e microimprese che cercano semplicità operativa, riduzione dei costi e gestione autonoma o semplificata. Il regime fiscale ordinario, invece, è più adatto a chi ha un’attività strutturata, con spese e ricavi consistenti, necessità di detrarre l’IVA o di accedere a strumenti finanziari.


Le prospettive di crescita diverse tra i due regimi fiscali.

Oltre agli aspetti fiscali e contabili, la scelta tra regime forfettario o ordinario ha conseguenze anche in termini di percezione esterna e opportunità di crescita.

Il regime forfettario, per quanto vantaggioso dal punto di vista della semplicità e della tassazione agevolata, presenta limiti oggettivi quando si entra in dinamiche più strutturate, come l’accesso al credito bancari e la percezione da parte dei clienti business (B2B): l’assenza di IVA, la gestione minimale e il profilo fiscale “semplificato” possono far apparire l’attività come meno strutturata o meno professionale, soprattutto nel confronto con fornitori o aziende con processi amministrativi più rigorosi.

Al contrario, il regime ordinario consente una gestione più completa e professionale, che si traduce in una migliore reputazione verso partner, fornitori e clienti, grazie alla trasparenza contabile, alla possibilità di detrarre l’IVA e alla presenza di bilanci documentati, una maggiore facilità di accesso al credito e la possibilità di strutturarsi e crescere nel tempo.

In sostanza la scelta del regime fiscale non dovrebbe basarsi solo sulla convenienza immediata, ma deve tenere conto degli obiettivi futuri dell’attività. Chi intende restare su piccole dimensioni, operare da solo o gestire un’attività secondaria, può trovare nel forfettario la soluzione ideale.
Chi invece punta a crescere, costruire un brand solido, entrare in reti professionali o accedere a risorse finanziarie, troverà nel regime ordinario una base più solida per sviluppare la propria impresa.


La scelta tra regime forfettario o ordinario va adattata all’attività, ai costi e agli obiettivi. Un’attenta pianificazione fiscale è imprescindibile per ottimizzare benefici e minimizzare rischi. Ed è qui che entriamo noi: il ruolo del commercialista è oggi più che mai quello di consulente strategico a supporto delle decisioni.

Contattaci e prenota una consulenza, ti guideremo nella scelta del regime fiscale più adatto alla tua esigenza.

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        AVVIO IL 15/10/2025
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