Aprire un ristorante non è solo una questione di passione per la cucina: richiede una conoscenza approfondita dei requisiti necessari, delle pratiche amministrative e la capacità di gestire investimenti iniziali anche importanti. Secondo i dati 2023-2024, il settore della ristorazione in Italia continua a mostrare un dinamismo marcato, nonostante alcune difficoltà. Nel 2023 sono state registrate 6.205 nuove aperture, con un incremento del +5,5% rispetto al 2022, mentre i pasti fuori casa hanno sfiorato quasi 90 miliardi di euro in spesa. Nei primi sei mesi del 2024, invece, sono state aperte 2.371 nuove attività, confermando una vivace tendenza, soprattutto nelle regioni del Sud, con il 32,5% delle aperture totali. Con l’approvazione anche del decreto attuativo sugli incentivi all’autoimpiego tra cui rientra anche il Bando Resto al Sud 2.0, è ancor più facile aprire un’attività del genere e concretizzare il proprio progetto imprenditoriale.
Quali sono i requisiti per aprire un ristorante?
Esistono due tipi di requisiti: professionali, legati al soggetto titolare, e tecnico-specifici del locale prescelto. Per quanto riguarda i professionali bisogna aver esercitato per almeno due anni un’attività nel settore della ristorazione o della somministrazione, anche se in maniera non continuativa e possedere la certificazione SAB, ovvero il certificato di somministrazione alimenti e bevande.
Per quanto riguarda i requisiti tecnico-specifici, il locale deve assolutamente:
- rispettare tutti i vincoli storici e paesaggistici che le leggi prevedono e deve essere dotato di servizi igienici con accessibilità garantita alle persone con disabilità;
- deve avere idonea metratura e deve rispettare le normative previste dall’ASL territoriale riguardo all’impianto idrico, alla canna fumaria, al trattamento dei rifiuti ed alla distanza fra cucina e sala;
- deve rispettare i requisiti in materia di sicurezza sul lavoro e idoneità sanitaria.
Quali adempimenti burocratici sono previsti?
Naturalmente, per poter iniziare, bisogna procedere con l’apertura della Partita IVA Partita IVA (codice ATECO 56.11.11 – ristorazione con somministrazione) con la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) e conseguente iscrizione alla Camera di Commercio.
La SCIA consente l’avvio effettivo dell’attività e va presentato al SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) insieme alla planimetria dei locali, relazione tecnica asseverata e tutte le certificazioni degli impianti.
Inoltre, bisogna comunicare all’Agenzia delle Dogane la vendita e la somministrazione di alcolici, pagare al Comune i diritti per l’affissione dell’insegna.
Autorizzazioni necessarie e permessi.
Indispensabile è l’ottenimento dell’autorizzazione sanitaria ASL: il tuo locale sarà soggetto a controlli da parte dell’ente che verificherà tutti i requisiti secondo il Regolamento CE 852/2004.
Tutti i dipendenti (e tu stesso, se lavori in cucina o somministri alimenti) devono aver frequentato un corso HACCP, obbligatorio per legge.
Possono essere richiesti, poi, permessi aggiuntivi quali:
- autorizzazione per l’occupazione di suolo pubblico (se hai tavoli esterni);
- permesso per la musica (live o filodiffusione);
- registrazione SIAE per musica d’ambiente;
- registrazione INPS e INAIL come datore di lavoro.
Agevolazioni disponibili per aprire un ristorante.
Una volte ottenute tutte le autorizzazioni e concessioni necessarie per aprire un ristorante, sei pronto a fronteggiare tutta la parte economico-finanziaria e a stimare l’investimento iniziale. Genericamente, l’apertura dell’attività ristorativa richiede un impegno economico che può variare tra i 50.000 e i 150.000 euro o più, a seconda di dimensioni e attrezzature.
Fortunatamente esistono diversi finanziamenti molto validi per aprire un ristorante. Le categorie interessate sono soprattutto giovani imprenditori, donne, start-up nel settore food e per attività ristorative in zone svantaggiate. Tra queste forme di agevolazione si menzionano:
- Bando “Resto al Sud”: un incentivo per under 56 che vogliono avviare un’attività nel Centro-Sud con possibilità di ottenere il 50% a fondo perduto e il restante 50% come finanziamento a tasso zero;
- Nuove imprese a tasso zero: un incentivo nazionale per giovani e donne che prevede mutui a tasso zero fino al 75% dell’investimento e possibilità di fondo perduto in alcune regioni;
- Bandi regionali e comunali: molte enti (regioni, comuni, camere di commercio) pubblicano bandi periodici per nuove aperture nel settore Ho.Re.Ca, la consultazione dei siti istituzionali è necessaria per poter restare aggiornati sulle diverse iniziative.
- Fondo garanzia PMI: quest’ultimo permette di ottenere prestiti bancari anche senza garanzie personali, grazie all’intervento dello Stato come garante. Può essere attivato tramite la tua banca.
- Microcredito per imprese: è una forma di finanziamento fino a 75.000–150.000 € riservata a microimprese e start-up non bancabili.
Incentivi all’autoimpiego e bando Resto al Sud 2.0: nuova spinta ai giovani.
Dal mese di Luglio 2025, inoltre, è stato firmato il nuovo decreto attuativo che ha dato il via a diverse misure per agevolare i giovani fino ai 35 anni. Nel pacchetto nazionale rientrano, per la zona del Centro-Nord Italia:
- voucher fino a 30.000 euro (fino a 40.000 euro per attività green, digitali o innovative);
- contributi a fondo perduto fino al 65% per investimenti fino a 120.000 euro.
Per quanto riguarda il nuovo bando Resto al Sud 2.0, sono previste agevolazioni per alcune regioni italiane (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna o Sicilia):
- avvio di microimprese, lavoro autonomo, freelance e attività libero-professionali;
- investimenti fino a 40.000 euro a fondo perduto, che possono arrivare fino a 50.000 euro in presenza di determinate condizioni (es. imprese femminili o giovanili, zone interne o disagiate).
- investimenti fino a € 120.000 dove il contributo potrà essere concesso fino al 75%; investimenti compresi tra € 120.000 e 200.000 dove il contributo potrà essere concesso fino al 70%.
Puoi approfondire leggendo l’articolo specifico qui.
Aprire un ristorante può risultare critico da un certo punto di vista. L’iter per ottenere licenze e autorizzazioni è sicuramente macchinoso ed è per questo che rivolgersi ad una figura professionale può essere un valido aiuto. Tenere traccia di tutta la documentazione, dei costi da sostenere ad ogni step e, soprattutto, avere subito l’accesso a forme di finanziamento che possono aiutare nell’avviamento iniziale, sono leve strategiche per poter tenere tutto sotto controllo.
