In un contesto economico in continua evoluzione, fatto di sfide ma anche di nuove opportunità, i contributi a fondo perduto rappresentano uno degli strumenti più potenti a disposizione di imprese, professionisti e aspiranti imprenditori. Si tratta di finanziamenti pubblici che non devono essere restituiti, pensati per sostenere lo sviluppo economico, l’innovazione, la sostenibilità e l’inclusione sociale. Che si tratti di avviare una nuova attività, digitalizzare un’impresa esistente o migliorare la sicurezza sul lavoro, questi contributi possono fare la differenza, alleggerendo l’investimento iniziale e incentivando progetti a medio-lungo termine. Ma come funzionano esattamente? Chi può accedervi? E quali sono le opportunità attualmente attive?
Cosa sono i contributi a fondo perduto?
Un contributo a fondo perduto è un finanziamento pubblico che non richiede alcun rimborso: l’importo ricevuto resta interamente al beneficiario. In Italia rientra nella finanza agevolata, con lo scopo di sostenere progetti di interesse economico, sociale, culturale o ambientale. Si distingue da altri strumenti come i prestiti a tasso agevolato o i crediti d’imposta. Di norma, coprono una percentuale delle spese ammissibili fino all’80%, con tetti massimi variabili (es. fino a 125.000 € o oltre).
Lo scopo di tali contributi può riguardare diversi ambiti sia di imprese di nuova costituzione che di imprese già avviate. I bandi possono essere diversi e possono riguardare:
- investimenti in beni strumentali;
- ricerca e sviluppo;
- formazione del personale;
- riqualificazione ed efficientamento;
- digitalizzazione;
- internazionalizzazione.
Il vantaggio dei contributi a fondo perduto per imprese e professionisti è davvero una leva strategica importante. Nessun obbligo di restituzione che consente di beneficiare degli interi importi erogati senza contrarre alcun debito; da ciò ne consegue anche una maggiore flessibilità finanziaria nel movimento delle somme. Il tutto si traduce in opportunità di crescita rapida senza alcun vincolo debitorio.
Quante tipologie di contributo a fondo perduto esistono?
I bandi a fondo perduto possono riguardare diverse categorie di imprese e/o professionisti, diversi settori industriali, nonchè diverse regioni.
I bandi possono essere emessi sia per soggetti che creano nuove imprese (start-up innovative) sia per aziende già esistenti che intendono investire in particolari attività. Possono rivolgersi a particolari categorie svantaggiate o a particolari titolari di partita iva con specifici requisiti (giovani under 35, donne).
Possono essere emessi per settori industriali specifici quali turismo, commercio, artigianato ecc, o per differente oggetto di investimento quali bandi per l’innovazione tecnologica, formazione del personale o sostenibilità aziendale.
Inoltre, esistono differenti tipologie in base alla regione dove possono essere erogati: tipici sono quelli emessi per favorire particolari zone in condizioni di svantaggio dove è necessario un intervento statale al fine di favorire lo sviluppo economico.
Infine, altra differenza sostanziale è nel processo di valutazione della domanda. Tale processo può avvenire tramite graduatoria o attraverso una valutazione a sportello. Nel primo caso i progetti sottomessi saranno valutati e posizionati all’interno di una graduatoria in base ai punteggi ottenuti. Nel secondo caso, invece, le risorse saranno erogate fino ad esaurimento fondi.
Sicuramente resta più favorevole la prima modalità che consente di ottenere le risorse indipendentemente dalla data in cui si sottopone il progetto. La seconda, invece, richiede tempestività al fine di posizionarsi tra i primi beneficiari.
Quali sono i principali contributi a fondo perduto per apertura nuova attività?
Attualmente, esistono numerose opportunità in tema agevolazioni per le imprese. Tra i principali bandi nazionali si annoverano:
- Smart&Smart Italia rivolto ad imprese innovative costituite da non più di 60 mesi: il bando contempla diverse forme di finanziamento a fondo perduto in innovazione tecnologica. La modalità di valutazione è a sportello.
- ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero: si rivolge a micro e piccole imprese costituite da giovani under 35 o a donne offrendo contributi combinati con finanziamenti a tasso zero.
- Cultura Crea 2.0: per imprese e team nel settore culturale e turistico nel Sud Italia; prevede contributi a fondo perduto fino al 90 % su startup e PMI.
Tra i contributi regionali a fondo perduto, invece, troviamo molti prettamente relativi alle imprese locate in alcune regioni (Bando Nuova Impresa 2025 Lombardia, Start-up Veneto, Start-up Umbria) e i più conosciuti che ricoprono diverse aree del territorio nazionale:
- Resto al Sud: per giovani tra i 18 e i 55 anni che intendono avviare impresa nel Sud Italia con una valutazione della domanda a sportello.
- Resto qui: stessi criteri del precedente ma esteso alle zone dal cratere sismico e alcune zone del Centro‑Nord Italia. Si prevedono contributi combinati con finanziamenti fino a 200.000 Euro.
Contributi regionali a fondo perduto: le opportunità del bando Resto al Sud e del bando Resto al Sud 2.0.
Il bando regionale Resto al Sud si è affermato negli anni come uno degli strumenti più efficaci di incentivo all’autoimprenditorialità in Italia.
Ad oggi, l’iniziativa ha sostenuto oltre 15.000 nuove imprese, generando impatti tangibili non solo in termini di occupazione, ma anche di riqualificazione territoriale, innovazione e rilancio economico locale.
Con l’arrivo di Resto al Sud 2.0, la misura evolve ulteriormente, puntando ora su una platea ancora più fragile — quella dei giovani under 35 disoccupati o inattivi — e introducendo un modello completamente a fondo perduto, senza debiti da restituire.
Le principali differenze tra i due bandi riguardano:
- I DESTINATARI: per il bando RSUD i beneficiari potevano essere persone tra 18 e 55 anni che vogliono avviare un’impresa o attività professionale nelle regioni del Mezzogiorno; per il RSUD 2.0, i destinatari sono solo giovani under 35 in stato di inoccupazione, inattività, disoccupazione di lungo periodo
- FORMA DI FINANZIAMENTO: per il primo bando si prevedono 50% contributo a fondo perduto + 50% finanziamento bancario garantito, con un tetto massimo di 200.000 € per società e 60.000 € per individuali. E’ previsto poi un extra 15.000 € a fondo perduto per ditte individuali e fino a 40.000 € per società. Con il RSUD 2.0, il debito bancario è stato completamente eliminato: è prevista la scelta tra un voucher avviamento fino a 40.000 € (50.000 € se investimenti innovativi/digitali/sostenibili), 100% a fondo perduto oppure un contributo a fondo perduto fino al 75% per investimenti con tetto massimo 120.000 €; oppure fino al 70% per investimenti tra 120.000 € e 200.000 €.
Infine, il RSUD 2.0 prevede percorsi di formazione obbligatori, tutoraggio e supporto pratico coordinati dall’Ente Nazionale del Microcredito e da Invitalia.
La valutazione, invece, resta identica: la procedura è sportello, in ordine cronologico, gestita con sottomissione della domanda sul portale Invitalia.
Come presentare domanda di accesso ai contributi a fondo perduto?
I progetti per ottenere i contributi a fondo perduto vanno naturalmente redatti in maniera puntuale ed efficace. E’ necessaria un’analisi preliminare del bando per capirne la fattibilità e valutarne l’adeguatezza all’esigenza individuale o dell’impresa.
Il progetto solitamente va presentato corredato di un ottimo business plan e di tutta la documentazione mandatoria richiesta (bilanci, curricula del team, dichiarazioni di conformità ecc). Inoltre, nel caso dei bandi a sportello, la tempestività è una chiave necessaria per guadagnare la possibilità di accesso ai finanziamenti.
Ogni bando, poi, prevede portali online attraverso cui inoltrare la domanda con specifiche modalità di caricamento.
Il consulente diventa, dunque, una figura chiave nel supporto alla stesura dei progetti vincenti e nella sottomissione delle domande che spesso appaiono intricate o molto macchinose. Stare attenti a tutti i requisiti nonchè ai punteggi di valutazione non è facile nè immediato. Inoltre, con la propria esperienza lavorativa, è sicuramente più rapido nella valutazione precisa del bando e nel capirne sin da subito potenzialità, vantaggi ed eventuali rischi connessi.
